Salute

Molto da fare sulle prenotazioni

Mentre in questi giorni c’è un grande dispendio di energia propagandistica da parte di Asl e Regione sulla cronica carenza (ma sarebbe meglio dire: totale assenza) di disponibilità per le prestazioni in regime di servizio sanitario nazionale, la situazione non cambia, anzi, peggiora.

Si inaugurano C.A.U. ( Centri di Assistenza di Urgenza ). Si proclamano milioni di visite in più. Si riorganizza l’organizzato. Si aprono cantieri da milioni di euro per la creazione di stanze che resteranno vuote. Si fanno figuracce sulle TV nazionali. Si inaugurano strutture o apparecchiature che , in barba a quanto segnalato dagli stessi operatori, sono inadeguate, pur essendo nuove.

Spariscono i punti di riferimento tradizionali, ad esempio la “Guardia Medica” che, nell’ottica di riorganizzare quello che c’è già… e che ci stava benissimo, è sempre meno Servizio e sempre meno “continuità”.

I dati sugli afflussi ai P.S. parlano chiaro: meno accessi ( chissà perchè? ) tempi di attesa Biblici ( ne sa qualcosa anche il Sindaco di Ferrara )… e risposte dopo quattro ore di attesa del tipo: “stasera vada al CAU”. Con relativo censimento degli “abbandoni” ovvero le persone che dopo lunghe attese decidono di andarsene e “firmano”.

C’è da chiedersi come mai, allora, si vada al Pronto Soccorso per qualcosa di “non importante”.

La risposta si trova, oltre che nella confusione comunicativa da parte delle ASL. Nella mancata erogazione dei servizi delle tradizionali “impegnative” per esami e diagnostica. Di qualsiasi genere. Dall’imperscrutabile Oculistica sino alle banali ecografie. Per non parlare di esami del sangue disponibili solo a 60 km di distanza. Pressoché impossibile prenotare. Sia da fascicolo sanitario elettronico (che presenta numerosi problemi sia di accesso che di utilizzo, passando per la non completa disponibilità di tutte le aziende della Regione) che tramite cup/tel … non rispondono e quando lo fanno … il posto non c’è.

Chi può … “paga” .. e allora si, che lo stesso primario, che non ti visita in convenzione,  lo fa presso la stessa struttura. Rapidamente, con relativa presa in carico del paziente presso la stessa struttura (che prima non ti voleva) per il “follow up”, previo il pagamento di cifre che partono dai 120 euro .. in su.

Chi non può? Non si ammali! Per carità!

Sembra che la situazione di carenza/assenza innescata dal covid sia, di fatto, servita per sdoganare il definitivo abbandono del servizio principale che il costituzionale diritto alla salute dovrebbe fornire.

Alla faccia del:” prevenire è meglio che curare”.