Bondeno (fe)

Il Presepe napoletano di Carlo Polastri

L’incanto e l’arte di un’opera straordinaria

Mi incanto davanti ad un’opera così immensa. Coinvolgente. Si perchè più la guardi più ci “salti dentro”. Ti sembra di camminare per quei sentieri, sentir parlare i mercanti, sbirci dentro alle case, accarezzi gli animali e più ti avvicini alla Natività più il cuore si riempie di emozioni. Non perchè sia amico mio, (ognuno ha gli amici che si merita), ma il mio Carlo (Carlo Polastri) è proprio bravo. Con naturalezza sta costruendo davvero qualcosa di grandissimo, che rimarrà nella storia. Sul suo tavolo di cucina c’è il gatto Friz che dormicchia in un cartone e fa la guardia ad altri personaggi del Presepe che stanno per essere vestiti insieme a stoffe, testine, scarpe e verdure in miniatura. Ci sono tre cuscini di velluto con sopra i regali dei Re Magi..e i Re Magi naturalmente…che arriveranno presto.

E’ il Presepe napoletano. Ma in che periodo storico possiamo collocarlo?

Il secolo d’oro del presepio a Napoli è il ‘700 e coincide con il Regno di Carlo III di Borbone, – ci racconta Carlo – sovrano mecenate che riporta la città partenopea al livello delle più ferventi capitali europee, alimentando una meravigliosa fioritura culturale artistica, testimoniata anche dalla magnifica produzione presepiale.
L’arte del presepe napoletano si è mantenuta tutt’oggi inalterata per secoli, divenendo parte delle tradizioni natalizie più consolidate e seguite della città. Famosa a Napoli, infatti, è la nota via dei presepi (via San Gregorio Armeno) che offre una vetrina di tutto l’artigianato locale riguardante il presepe. Inoltre, numerosi sono i musei cittadini e non (come il museo di San Martino o la reggia di Caserta) nei quali sono esposti storici pezzi o intere scene ambientati durante la nascita di Gesù.
E’ proprio Napoli la location del presepe partenopeo e non la Palestina. E’ la Napoli del ‘700, il periodo in cui l’arte presepiale visse la sua stagione d’oro, uscendo dalle chiese per entrare nelle dimore aristocratiche. Ricchi borghesi e nobili gareggiavano per allestire impianti scenografici spettacolari dove venivano riprodotte scene profane raffiguranti ambienti, situazioni e costumi della Napoli popolare.

(Potete cliccare sull’immagine per ingrandirla)

La Natività è collocata sull’altura più elevata al centro del presepe, collocata tra le rovine di un tempio pagano che ricorda molto da vicino i ritrovamenti archeologici di Ercolano e Pompei, rappresentato da una colonna spezzata, simbolo della sconfitta delle false religioni idolatriche. Verso la grotta della Natività sono collocati i pastori del cammino, ovvero statuine maschili e femminili che portano in dono al Bambinello i beni della loro quotidianità.
Perché mi sono dedicato a realizzare questo presepe?
Durante il lockdown del 2020 e 21 ho cercato di riempire le mie giornate ricercando e studiando quanto più mi era possibile su questo progetto, riuscendo a fondere alcune delle mie passioni, la storia dell’arte, il cucito, la passione per il teatro e le scenografia, la mia manualità coltivata fin da bambino. E poi perché la “napoletanità” mi appartiene, la sento mia, dalla musica al cibo al teatro….

Il Presepe è collocato in una stanza dove ancora Carlo lavora. Non è pubblico, quindi non è possibile recarvici per ammirarlo. Per ora, vi pubblichiamo qualche fotografia e un piccolo video, confidando che nel prossimo futuro, quando sarà ultimato, si dia rilievo a questa opera, affinchè tutti possano usufruirne e provare una grande emozione di Natale.

Simonetta Malaguti